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Dopo la lettura: come portare il messaggio nella vita quotidiana

in Tarocchi

Una lettura non finisce necessariamente quando le carte vengono raccolte. Anzi, a volte è proprio nei giorni successivi che alcune immagini, parole o associazioni cominciano a trovare il loro posto. Durante il consulto tutto può sembrare molto vicino e immediato; poi la giornata riprende il suo ritmo, tornano gli impegni, le abitudini, le cose da fare e ciò che è emerso rischia di rimanere confinato a quel momento.

Portare il messaggio nella vita quotidiana non significa continuare a pensarci continuamente né cercare conferme in ogni cosa che accade. Significa piuttosto concedergli un po’ di tempo. Una frase può tornare alla mente durante una conversazione, una carta può assumere un significato diverso davanti a una situazione concreta, una domanda nata durante la lettura può diventare più precisa dopo qualche giorno. È in questo passaggio tra ciò che abbiamo ascoltato e ciò che continuiamo a vivere che una lettura può acquistare una profondità diversa.

Lasciare sedimentare la lettura

Non tutto ciò che emerge da una lettura deve essere compreso immediatamente. Alcuni passaggi risultano chiarissimi fin dall’inizio, altri possono lasciarci perplessi o sembrarci meno importanti. Poi capita che, a distanza di qualche giorno, proprio una di quelle frasi torni alla mente e trovi improvvisamente un collegamento con qualcosa che stiamo vivendo.

Per questo non credo sia necessario “fare” molto subito dopo una lettura. Può essere più utile lasciarla sedimentare, senza pretendere di trasformare ogni carta in un compito o ogni indicazione in una decisione. Se il consulto è avvenuto a distanza e abbiamo a disposizione l’audio, possiamo riascoltarlo con calma. Al primo ascolto siamo inevitabilmente coinvolti dalla domanda che abbiamo portato e da ciò che desideriamo capire; tornando sull’audio in un secondo momento possiamo invece accorgerci di dettagli che erano passati quasi inosservati.

Lo stesso vale per la fotografia della stesa. Riguardare le carte permette di tornare alle immagini senza passare necessariamente dalle parole dell’interpretazione. Può attirare l’attenzione un gesto, un colore, una figura, la direzione dello sguardo di un personaggio o semplicemente una carta che, per qualche ragione, continua a farsi notare. Non occorre attribuire un significato a ogni dettaglio: può bastare osservare che cosa continua a parlarci e che cosa, invece, perde importanza con il passare dei giorni.

Una parola, una frase, qualcosa che resta

Una lettura può contenere molte informazioni e proprio per questo non è necessario ricordarle tutte. A volte ciò che rimane è una sola parola: fiducia, confine, pazienza, radici, coraggio, ascolto. Altre volte è una frase dell’audio, un’immagine oppure una domanda che non avevamo pensato di porci.

Scegliere ciò che sentiamo più vicino può essere un modo molto semplice per non disperdere il senso della lettura. Possiamo annotarlo sul quaderno, conservarlo nel telefono oppure semplicemente ricordarlo quando ne sentiamo il bisogno. Non deve diventare una formula da ripetere né un’altra cosa da fare bene. È una traccia, niente di più, ma proprio per questo può accompagnarci senza appesantire.

Anche scrivere qualche riga dopo il consulto può essere utile. Non serve compilare una relazione dettagliata della stesa: possiamo annotare la domanda da cui siamo partiti, le carte che ci hanno colpito maggiormente, una frase che vogliamo ricordare e magari qualcosa che non abbiamo ancora capito. Tornare su quelle poche righe dopo una settimana può essere sorprendente, perché permette di vedere non soltanto ciò che dicevano le carte, ma anche come è cambiato il nostro modo di guardare la situazione.

Dal messaggio a qualcosa di concreto

Ci sono letture che rimangono soprattutto sul piano della riflessione e altre che suggeriscono quasi spontaneamente un piccolo cambiamento concreto. Se è emerso il tema dei confini, per esempio, potremmo accorgerci di quanto spesso diciamo sì prima ancora di chiederci se ne abbiamo davvero voglia. Se è emersa la necessità di fare chiarezza, potremmo mettere per iscritto ciò che sappiamo, ciò che temiamo e ciò che desideriamo, scoprendo magari che nella nostra testa le tre cose si erano mescolate parecchio.

Se la lettura ha toccato le radici o una ripetizione familiare, il gesto potrebbe essere molto semplice: annotare un ricordo, una frase sentita spesso in famiglia o una situazione che sembra ripresentarsi. Se invece è emersa la necessità di rallentare, non occorre necessariamente rivoluzionare l’agenda: potrebbe essere sufficiente accorgersi di un momento della giornata in cui continuiamo a correre anche quando non ce n’è alcun bisogno.

Il punto non è trasformare ogni lettura in un programma di miglioramento personale. Sarebbe piuttosto faticoso, oltre che poco realistico. Si tratta semmai di osservare se ciò che è emerso suggerisce qualcosa che possiamo portare nella nostra esperienza. A volte sarà un gesto, altre volte una scelta, altre ancora semplicemente un modo diverso di guardare una situazione.

Quando qualcosa della lettura ci disturba

Non sempre una lettura ci lascia soltanto sensazioni piacevoli. Una carta può infastidirci, una frase può sembrarci lontana da ciò che pensiamo oppure possiamo riconoscere qualcosa che preferiremmo non guardare troppo da vicino. Anche questo può essere interessante, purché non venga trasformato automaticamente nella prova che “la carta ha ragione”.

Possiamo invece chiederci perché proprio quel passaggio ci sia rimasto addosso. Ci disturba perché non ci appartiene? Perché tocca una paura? Perché mette in discussione un’idea alla quale siamo molto legati? Oppure semplicemente perché non lo comprendiamo ancora? Non è necessario arrivare subito a una conclusione. A volte anche riconoscere la propria reazione è sufficiente.

Questo permette di mantenere un rapporto libero con Tarocchi e Oracoli. Le carte possono proporre uno sguardo, aprire un’associazione, mostrare una possibilità; non devono diventare una sentenza alla quale adattare ciò che sentiamo. Possiamo accogliere ciò che ci parla, continuare a osservare ciò che ci interroga e lasciare andare quello che non riconosciamo come nostro.

Tornare alla domanda da cui siamo partiti

Dopo qualche giorno può essere interessante rileggere la domanda che avevamo portato al consulto. Non tanto per verificare se la lettura “ci ha preso”, quanto per vedere se quella domanda ci appare ancora nello stesso modo. Potremmo scoprire che una parte ha trovato chiarezza, che ciò che sembrava centrale non lo è più oppure che la domanda stessa si è trasformata.

È un passaggio che mi piace particolarmente perché mostra una cosa semplice: a volte una lettura non ci consegna soltanto una possibile risposta, ma ci aiuta a formulare meglio la domanda. E una domanda diversa può cambiare parecchio il modo in cui osserviamo ciò che stiamo vivendo.

Non c’è nemmeno bisogno di affrettarsi verso una nuova lettura. Se quella precedente continua a muovere pensieri, associazioni o domande, probabilmente ha ancora qualcosa da lasciare sedimentare. Un nuovo consulto può avere senso quando emerge realmente un altro tema, quando la situazione è cambiata oppure quando sentiamo che è arrivato il momento di approfondire un aspetto rimasto aperto. Accumulare letture, invece, rischia di produrre più confusione che chiarezza.

Custodire ciò che vale la pena ricordare

Conservare l’audio, la fotografia della stesa e magari qualche nota permette, nel tempo, di creare una piccola traccia del proprio percorso. Non è necessario costruire un archivio perfetto. Una cartella, qualche pagina di quaderno, la data del consulto e la domanda da cui siamo partiti possono essere più che sufficienti.

Riguardare queste tracce dopo alcuni mesi può mostrare cose che nel momento della lettura non potevamo ancora vedere: domande che hanno perso importanza, passaggi che sembravano enormi e che oggi guardiamo diversamente, temi che invece continuano a tornare. È forse questo uno degli aspetti più interessanti del conservare una lettura: non cristallizzarla, ma poter osservare quanto siamo cambiati rispetto al momento in cui l’abbiamo ricevuta.

Alla fine, portare il messaggio nella vita quotidiana può essere molto più semplice di quanto sembri. Non significa vivere per giorni dentro una stesa né cercare continuamente segni intorno a noi. Può voler dire ricordare una frase nel momento giusto, riconoscere una dinamica mentre sta accadendo, fare una scelta con un po’ più di consapevolezza oppure accorgersi che una carta che inizialmente non capivamo oggi ci racconta qualcosa di diverso.

Le carte vengono raccolte e la lettura termina. Ciò che vale la pena conservare, invece, può continuare ad accompagnarci. Non perché debba indicarci la strada, ma perché qualche volta basta una parola rimasta al posto giusto per farci guardare con occhi diversi ciò che abbiamo già davanti.

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