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Messaggi d’Anima: una parola da portare con sé

in Oracoli

Ci sono giorni in cui non abbiamo bisogno di una risposta lunga e forse non abbiamo nemmeno una domanda precisa. Sentiamo soltanto che qualcosa si muove sotto la superficie e vorremmo trovare una parola capace di accompagnarlo, oppure un’immagine che ci permetta di osservare quel momento da una prospettiva diversa. È anche da qui che può nascere l’incontro con i messaggi oracolari: non necessariamente dalla ricerca di un responso, ma dal desiderio di fermarsi un momento e ascoltare ciò che emerge.

È uno dei modi più semplici e, forse proprio per questo, più interessanti di avvicinarsi ai messaggi oracolari: non chiedere necessariamente che cosa accadrà e nemmeno affidare a un Oracolo una decisione, ma aprire uno spazio e vedere quale immagine, frase o parola emerge. Un messaggio oracolare può essere molto breve, a volte può bastare una sola carta, eppure quella carta può continuare a tornare alla mente durante la giornata, assumere un significato diverso dopo qualche ora o farci notare qualcosa che fino a quel momento avevamo guardato distrattamente.

Messaggi oracolari quando non c’è una domanda

Siamo abituati a pensare agli strumenti divinatori partendo da una domanda: Succederà? Cosa devo fare? Come andrà? Ma non è l’unico modo di utilizzarli. Si può aprire un Oracolo semplicemente chiedendo: Che cosa può essermi utile vedere oggi? Su cosa posso portare la mia attenzione? Oppure si può non formulare nulla e lasciare che sia la carta estratta a suggerire un punto dal quale cominciare.

Prima ancora di cercarne il significato, può essere interessante osservare ciò che cattura spontaneamente l’attenzione: un colore, un personaggio, una parola, un animale, un gesto o magari un dettaglio apparentemente secondario. Non è necessario attribuire immediatamente un significato a tutto ciò che vediamo; possiamo semplicemente accorgerci di ciò che ci colpisce e domandarci perché proprio quel particolare abbia attirato il nostro sguardo. Qualche volta è da lì che comincia la parte più interessante della lettura.

Una carta non parla soltanto attraverso le parole

Gli Oracoli possono avere linguaggi molto diversi. Alcuni affidano gran parte del messaggio a una frase, mentre altri utilizzano immagini complesse, animali, elementi naturali, figure archetipiche, numeri o simboli; alcuni risultano immediati, altri sembrano quasi restii a farsi capire al primo sguardo, ed è anche questo a renderli affascinanti.

Di fronte alla stessa carta due persone possono notare cose completamente differenti e persino la stessa persona, incontrandola in due momenti lontani della propria vita, potrebbe leggerla in maniera diversa. L’immagine rimane la stessa, ma nel frattempo siamo cambiati noi, insieme alle domande che ci poniamo, alle esperienze che abbiamo vissuto e al modo in cui guardiamo ciò che ci circonda.

Per questo può essere interessante non correre immediatamente al libretto delle spiegazioni. Osservare prima la carta, concedersi qualche istante per incontrarla senza sapere ancora che cosa “dovrebbe” significare e soltanto dopo confrontare le proprie impressioni con il significato proposto dall’autore può riservare qualche sorpresa. Non significa ignorare la simbologia o il sistema sul quale un mazzo è stato costruito, ma lasciare che alla conoscenza si affianchi anche l’osservazione personale.

Le parole che restano

A volte non è l’immagine a fermarci, ma una parola, e non necessariamente quella che avremmo voluto trovare. Una carta può rassicurare e incoraggiare, ma può anche irritare, lasciare perplessi o sembrare completamente fuori luogo. In quei casi può venire voglia di rimetterla nel mazzo e pescarne un’altra, possibilmente un po’ più collaborativa, ma proprio quella prima reazione può meritare qualche istante di attenzione.

Non perché ogni carta debba contenere chissà quale verità nascosta o perché dobbiamo obbligarci a riconoscerci in qualunque messaggio ci capiti davanti, ma perché anche il modo in cui reagiamo può suggerire qualcosa. Perché quella parola ci infastidisce? Che cosa ci attira tanto in una determinata immagine? Per quale motivo una frase apparentemente banale continua a tornarci in mente?

Un messaggio diventa interessante non quando gli attribuiamo automaticamente un’autorità, ma quando riesce a mettere in movimento una riflessione. Può confermare qualcosa che avevamo già intuito, spostare leggermente il nostro punto di vista oppure lasciare una domanda che continuerà a lavorare per conto proprio anche dopo che avremo rimesso la carta nel mazzo.

Portare il messaggio nella giornata

Non è necessario trasformare ogni estrazione in un rituale elaborato. Una carta scelta al mattino può semplicemente restare sulla scrivania, una frase può essere appuntata su un diario e un’immagine può accompagnarci per qualche giorno. Possiamo persino dimenticarcene e accorgerci la sera che un episodio, una conversazione o un pensiero ce l’hanno fatta tornare improvvisamente alla mente.

Tenere un piccolo diario oracolare può essere utile proprio per osservare questo processo. Bastano la data, la carta estratta, qualche impressione iniziale e, se ne abbiamo voglia, due righe aggiunte alla fine della giornata. Nel tempo può diventare curioso osservare quali immagini ritornano, quali parole sembrano assumere significati diversi e soprattutto come cambia il nostro modo di interpretarle.

Naturalmente non è necessario cercare significati ovunque. A volte una carta è semplicemente una carta e una coincidenza può rimanere una coincidenza; altre volte, però, qualcosa risuona in maniera particolare e ci accompagna più a lungo di quanto avremmo immaginato. È proprio quella risonanza, più che la ricerca forzata di un significato, che può valere la pena ascoltare.

Un messaggio, non una sentenza

Forse questo è uno degli aspetti più importanti quando ci si avvicina a un Oracolo. Una carta può offrire uno spunto, suggerire un’associazione o mettere davanti ai nostri occhi un’immagine che non avevamo considerato, ma non ha bisogno di trasformarsi in una sentenza e nemmeno di avere sempre ragione. Possiamo accogliere ciò che ci parla, interrogarci su quello che ci sorprende e lasciare andare ciò che non sentiamo nostro.

Questo permette anche di mantenere un rapporto più libero con lo strumento divinatorio, senza consegnargli il compito di scegliere al posto nostro o di stabilire che cosa dobbiamo pensare. Il valore del messaggio può stare proprio nell’incontro tra ciò che la carta propone e ciò che quella proposta muove in noi.

In fondo, i messaggi oracolari possono essere qualcosa di molto semplice: un modo per concedersi qualche minuto e guardare ciò che stiamo vivendo da una prospettiva diversa, lasciando che un’immagine o poche parole aprano una possibilità che prima non avevamo considerato. Poi il libro si chiude, la carta torna nel mazzo e noi torniamo alla nostra giornata, magari portandoci dietro una frase, una domanda o un pensiero che ha deciso di restare.

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