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Cosa chiedere ai Tarocchi? La domanda viene prima delle carte

in Tarocchi

Capita abbastanza spesso che qualcuno mi scriva per un consulto e, prima ancora di raccontarmi cosa sta succedendo, mi dica: «Il problema è che non so come fare la domanda».

Tranquilli, non c’è una formula segreta. E soprattutto non bisogna superare un esame di ammissione prima di poter consultare i Tarocchi.

Quando qualcosa ci riguarda davvero, anzi, è piuttosto normale avere le idee molto meno ordinate di quanto vorremmo. C’è chi arriva con una domanda chiarissima, chi ne ha sette contemporaneamente e chi mi racconta una storia di venti righe per poi concludere con: «Insomma, tornerà?».

Va benissimo anche così.

La domanda viene prima delle carte perché decide, almeno in parte, dove andremo a guardare. E qualche volta basta spostarla di pochissimo per scoprire che la situazione è molto più interessante — o più complicata, purtroppo — di quel sì o no che avremmo tanto voluto portarci a casa.

Come fare una domanda ai Tarocchi?

Confesso che gli elenchi di domande giuste e domande sbagliate mi lasciano sempre un po’ perplessa.

Una domanda nasce da quello che stiamo vivendo e, quando ci sono di mezzo sentimenti, paure, soldi, lavoro o decisioni importanti, pretendere di arrivare con la formulazione impeccabile mi sembra chiedere un po’ troppo.

«Mi ama?»

«Tornerà?»

«Accetto questo lavoro?»

«Questo progetto funzionerà?»

Sono domande normalissime.

Se la persona che ami è sparita da tre settimane e tu controlli WhatsApp ogni diciassette minuti, dubito che la tua preoccupazione principale sia formulare una domanda tarologicamente ineccepibile. Vuoi sapere se torna. Ti capisco.

Possiamo partire proprio da lì.

Poi magari, prima di mettere le carte sul tavolo, scopriamo che quello che vuoi davvero capire è un po’ diverso.

Ed è qui che le cose diventano interessanti.

“Mi ama?”, “Tornerà?”, “Devo accettare?”: partiamo da quello che c’è

Prendiamo il classicissimo «Tornerà?».

Dietro due parole possono esserci storie completamente diverse.

Può esserci una relazione importante che si è interrotta e il desiderio sincero di ricostruirla. Può esserci qualcuno che compare, scompare, ricompare e nel frattempo ci tiene appesi come il cappotto all’ingresso. Può esserci una storia che sappiamo essere finita, mentre una parte di noi continua ad aspettare quel benedetto messaggio.

La domanda è sempre «Tornerà?», ma ciò che abbiamo bisogno di capire può cambiare parecchio.

Potremmo allora osservare cosa mantiene vivo quel legame, quale dinamica si è creata, cosa ci trattiene, cosa potrebbe comportare riaprire quella relazione oppure quale pezzo della situazione continuiamo a non vedere.

E improvvisamente quel «tornerà?» è diventato qualcosa di molto più grande.

Succede anche con il lavoro.

«Devo accettare questa proposta?» può aprire un confronto tra due possibilità: cosa mi offre la nuova strada, cosa lascio, quali difficoltà intravedo, quali risorse ho, quanto della mia esitazione appartiene alla situazione concreta e quanto invece alla paura di cambiare.

Alla fine la decisione resta mia, naturalmente. Però sul tavolo adesso c’è qualcosa in più delle due colonne “pro” e “contro” che ho già riscritto quattro volte.

A volte basta spostare la domanda di qualche centimetro

Quando parlo di formulare una domanda ai Tarocchi non penso tanto alla forma. Mi interessa capire dove vogliamo guardare.

«Mi ama?» potrebbe aprirsi in:

«Che cosa sta succedendo realmente nella nostra relazione?»

«Tornerà?» potrebbe portarci a:

«Che cosa mantiene ancora aperto questo legame per me?»

«Devo cambiare lavoro?» può diventare:

«Che cosa comportano per me le due possibilità che sto considerando?»

E «Questo progetto funzionerà?» può lasciare spazio a:

«Quali sono le risorse di questo progetto e quali aspetti sto sottovalutando?»

A volte non c’è alcun bisogno di cambiare la domanda iniziale. È precisa, riguarda esattamente ciò che vogliamo sapere e possiamo lavorare su quella.

Altre volte ci accorgiamo che stavamo cercando di osservare una stanza intera dal buco della serratura.

A quel punto vale la pena aprire la porta.

E le domande sì o no?

Qui rischio di deludere entrambe le tifoserie.

Non ho niente contro il sì o no.

Ci sono situazioni circoscritte nelle quali una persona desidera una lettura essenziale. Non ogni dubbio della nostra esistenza richiede una discesa negli abissi dell’anima con torcia, viveri e coperta termica.

A volte la questione è piccola e precisa.

Il problema nasce quando proviamo a infilare dentro un sì o un no una situazione che semplice non è.

Una relazione che dura da anni, un lavoro che vorremmo lasciare ma che ci dà sicurezza, una decisione che coinvolge desiderio, paura, soldi, famiglia e magari pure il gatto difficilmente si lascia riassumere in «vai» oppure «resta».

In questi casi preferisco vedere cosa c’è nelle due direzioni.

La scelta rimane nostra, ma almeno abbiamo acceso qualche luce in più.

Che cosa chiedere ai Tarocchi sull’amore e sulle relazioni

L’amore, se esistessero le Olimpiadi delle domande ai Tarocchi, probabilmente porterebbe a casa parecchie medaglie.

Ed è comprensibile.

Le relazioni hanno questa straordinaria capacità: possiamo essere persone perfettamente ragionevoli, capaci di dare consigli lucidissimi agli amici, e poi basta che quella persona non visualizzi un messaggio per trasformarci in investigatori privati.

Dentro una lettura possiamo osservare la dinamica che si sta creando, ciò che continuiamo a ripetere, cosa ci aspettiamo dall’altro, cosa stiamo trascurando, quali risorse esistono nel rapporto oppure perché facciamo tanta fatica a prendere una decisione.

Possiamo anche partire da una domanda molto concreta.

Non occorre renderla più nobile, più profonda o più spirituale.

Occorre che ci serva.

E sul lavoro?

Cambiare o restare. Accettare una proposta. Aprire qualcosa di proprio. Continuare a investire in un progetto. Mollare tutto e allevare capre in montagna.

Quest’ultima, prima o poi, credo venga in mente a parecchie persone.

Quando siamo dentro una decisione da troppo tempo succede spesso una cosa paradossale: ci abbiamo già pensato tantissimo, eppure continuiamo a ripercorrere mentalmente sempre gli stessi tre metri quadrati.

In questi casi trovo interessante usare i Tarocchi per confrontare scenari, vedere cosa stiamo trascurando, osservare paure e risorse e capire cosa ci sta spingendo verso una direzione e cosa invece ci trattiene.

Non ci consegnano la letterina con scritto cosa dobbiamo fare.

Per fortuna, aggiungerei.

Quando senti che qualcosa deve cambiare, ma non sai ancora cosa

Poi ci sono i periodi più strani.

Non c’è necessariamente una relazione da lasciare, un contratto da firmare o una scelta con due caselle da barrare.

Senti semplicemente che qualcosa non torna più.

Magari, vista da fuori, la tua vita funziona anche piuttosto bene. Eppure un pezzo comincia a stare stretto. Oppure sei appena uscita da un periodo complicato e sai benissimo da dove vieni, mentre non hai la minima idea di dove stai andando.

Capita.

In momenti così cercare disperatamente “la domanda giusta” serve a poco.

Possiamo partire dal presente.

Dove mi trovo adesso? Che cosa sta chiedendo la mia attenzione? Quale dinamica agisce sotto la superficie? Su quale risorsa posso contare? C’è qualcosa che continuo a non vedere?

Qualche volta la domanda arriva strada facendo.

E se non sai proprio cosa chiedere ai Tarocchi?

Puoi semplicemente dirlo.

«Non so bene cosa chiederti, però da qualche mese mi sento così.»

«Continuo a tornare sempre sullo stesso problema.»

«Sta cambiando tutto e non capisco nemmeno da che parte cominciare.»

Sono punti di partenza più che sufficienti.

Per me una lettura comincia già qui, prima di girare la prima carta, quando proviamo a mettere un po’ di ordine in quello che sta succedendo.

E qualche volta scopriamo che la domanda con cui eravamo arrivati era soltanto la porta d’ingresso.

La domanda sotto la domanda

Questa è una delle parti che trovo più interessanti.

«Mi scriverà?» qualche volta contiene anche: gli importa ancora di me?

«Tornerà?» può avere sotto: quanto tempo voglio ancora aspettare?

«Devo cambiare lavoro?» può nascondere: perché faccio così fatica a lasciare qualcosa che ormai mi rende infelice?

Non accade sempre e non c’è bisogno di andare a caccia di significati nascosti sotto ogni parola. Qualche volta «mi scriverà?» significa esattamente «mi scriverà?».

Però ascoltando bene può comparire un’altra domanda.

Quando succede, vale la pena darle spazio.

Una lettura comincia già da qui

Per fare una buona domanda ai Tarocchi non bisogna conoscere le carte, parlare per archetipi o presentarsi con una frase perfettamente formulata.

Basta portare quello che c’è.

Un dubbio, una scelta, una situazione che continua a tornare nei pensieri oppure quella sensazione difficile da spiegare per cui sappiamo soltanto che qualcosa sta cambiando.

Se il punto è preciso, una lettura breve come Al Chiaro di Luna può essere sufficiente. Quando invece la situazione ha molti fili intrecciati e una sola domanda comincia a stare stretta, Il Sentiero dell’Eremita permette di guardarla attraverso diversi passaggi.

Quanto alla domanda perfetta, possiamo tranquillamente farne a meno.

Raccontami cosa sta succedendo.

Da qualche parte cominciamo.

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Perché continuiamo a fare la stessa domanda ai Tarocchi?

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